Quando la Smithsonian Institution scoprì un’antica colonia egiziana nel Grand Canyon

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Antichi astronomi

Diogene Laerzio nel III secolo d.C. disse che gli antichi astronomi egizi avevano registrato 373 eclissi solari e 832 eclissi lunari. Considerata la posizione dell’Egitto e la periodicità delle eclissi in una regione dove c’erano molti “templi” delle stelle, a quegli astronomi sarebbero stati necessari 10.000 anni per testimoniare quel numero di eclissi.

Allo stesso modo i Maya, dall’altra parte del mondo, registrarono migliaia di eclissi. I geroglifici del famoso Codice di Dresda descrivono 77 eclissi verificatesi in un periodo di 33 anni esattamente dal 755 d.C. al 788 d.C.  Le ricostruzioni computerizzate delle antiche orbite lunari hanno confermato che in questo periodo sono in effeti avvenute 77 eclissi, ma non ebbero luogo sulla linea di osservatori astronomici distrubuiti in Sud America e Mesoamerica. Esse avvennero su tutta la Terra. Ciò significa che l’osservazione di quelle eclissi richiedeva una serie d’informazioni provenienti da diversi punti distribuiti sul globo. In poche parole i Maya necessitavano di una rete mondiale d’informazioni per raggiungere una tale precisione nel definire questi eventi planetari e che queste informazioni dovevano essere trasmesse in maniera comprensibile dai diversi centri di raccota. Tutto ciò non poteva avvenire in popolazioni fatte da nomadi o da marinai fuori rotta. Ma poteva solo avvenire in un popolo fatto di navigatori ed astronomi che lavoravano con un solo sistema matematico , riportando le loro osservazioni in maniera regolare e meticolosa ad un unico centro di elaborazione dei dati, un’antica università astronomica mondiale.

Bibliografia:

Le Strade di Atlantide, I. Zapp, G. Erikson, Piemme

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