L’Incompiuta di San Michele al Barro

Passeggiando lungo i sentieri che percorrono il Monte Barro, nota cima montuosa che sovrasta il Lago di Lecco, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe è di trovarsi all’improvviso di fronte ad un’imponente chiesa immersa nella vegetazione. Appare quasi un miraggio ma in località San Michele l’originaria chiesa dedicata all’Arcangelo è una concreta realtà ed ha origini antichissime probabilmente risalenti al periodo longobardo.

La costruzione dell’attuale chiesa, rimasta incompiuta, iniziò nel 1718 e si concluse nel 1752 con una copertura provvisoria che crollò nel 1932. Con l’intervento di restauro conservativo promosso dal Parco del Monte Barro e concluso nel 2008, il grandioso edificio è stato sottratto a un degrado che sembrava inarrestabile e restituito alla comunità quale spazio di straordinaria suggestione immerso nella natura del parco ed utilizzato per eventi culturali.

La storia ci racconta che tra il 756 ed 774 Desiderio, ultimo re dei longobardi fu anche re d’Italia. A lui viene attribuita la costruzione della Chiesa di San Michele, Santo per il quale i longobardi avevano un particolare culto venerandolo come il pesatore di anime. Lo storico comasco Paolo Giovio, nel 1537 nella sua opera Descriptio Larii lacus, riporta infatti della fondazione della Chiesa di San Michele sul Monte Barro da parte di Desiderio. La Chiesa di San Michele compare per la prima volta in un documento del 1146 in cui l’Arcivescovo Oberto Da Pirovano attribuiva al monastero di San Dionigi anche la Chiesa di San Michele di Pescate e le proprietà attinenti. In un documento del 1147 Papa Eugenio III elenca fra i beni dei monaci di San Dionigi la Chiesa di San Michele di Pescate e concede ai frati la facoltà di costruirvi un monastero. Nel 1290 Goffredo da Bussero, sacerdote e scrittore medievale milanese, nel Liber Notitiæ Sanctorum Mediolani, attesta la Chiesa di San Michele sotto la giurisdizione di Pescate pieve di Garlate. Nel secolo successivo Pescate è annessa alla pieve di Lecco e quindi la chiesa di San Michele passa sotto la giurisdizione del Capitolo lecchese. Dagli atti del 1608 della visita pastorale del Cardinale Federico Borromeo, si narra che: l’Oratorio di San Michele è molto antico, guarda ad oriente, risulta di un unica navata di circa 25 mq, ha un’altezza immensa. perché del tutto scoperto; sulla facciata ha una porta senza battenti per cui è aperto a tutti e che l’altare è costruito in muratura e manca di qualsiasi ornamento. L’oratorio è del tutto cadente. Sempre nello stesso documento si prescrive che al più presto venga restaurato e si dice anche che, ogno anno nel primo giorno delle Rogazioni, il Prevosto vi si rechi in processione con il Capitolo ed il Clero, con grande partecipazione di fedeli.

Nell’anno 1665 si pose fine ad un’annosa controversia tra Galbiate e Lecco per l’assegnazione del possesso della chiesa con una sentenza che attribuì ai galbiatesi il possesso di San Michele. Si giunse a questa sentenza anche perchè fu riconosciuto l’impegno dei galbiatesi nel restauro della chiesa al fine di incrementare la frequentazione del luogo sacro e della Fiera di San Michele.

Tra il 1680 ed il 1682 il piccolo e decadente Oratorio di San Michele viene radicalmente ristrutturato o per meglio dire ricostruito. La superficie interna passa da 25 a circa 85 mq. La sua pianta passa da rettangolare a ottagonale secondo il progetto dell’ing. Antonio Riva di Galbiate e il nuovo Santuario, progettato dall’arch. Attilio Arrigoni (già artefice della famosa Rotonda della Besana e del Palazzo Sormani a Milano) ha poi inglobato questa chiesetta originale a un piano inferiore a mò di cripta. Fra i più generosi finanziatori di quest’opera vi fu il notaio Francesco Spreafico, che passò alla storia come di fatto l’artefice della grande chiesa. Nel 1690 accanto alla Chiesa di San Michele da poco ristrutturata viene edificata la cappella dedicata a Sant’Anna, più nota popolarmente come “la Cappella dei Morti”. Sant’Anna madre di Maria, era invocata per ottenere la buona morte in quanto alla stessa Santa, secondo la tradizione, sarebbero state risparmiate le sofferenze dell’agonia grazie alla presenza del piccolo Gesù al suo capezzale.

Tra le cose che risultano peculiari di questa remota frazione del comune di Galbiante denominata San Michele, oggi abitata da circa 30 persone, è il fatto che lo stesso luogo sia contemporaneamente un luogo di culto dedicato ai morti e allo stesso tempo una sede di feste popolari. Nel Cinquecento e nel Seicento, durante l’imperversare della peste, questa località fu infatti meta di numerosi pellegrinaggi e processioni di devoti. Nel Settecento e nell’Ottocento il sito di San Michele divenne noto soprattutto come luogo ideale per feste popolari culminanti nella famosa Sagra di San Michele, rimasta in auge fino al secondo dopoguerra.

La Sagra ebbe il suo massimo splendore nell’Ottocento e nel 1883 a San Michele giunse anche la Regina Margherita di Savoia. A proposito di questa sagra così scrisse lo Stoppani nel 1885: ”Forse in nessun luogo del mondo si celebra una festa più allegra in più bella stagione. Una gran giornata di Settembre sotto il cielo di Lombardia così bello quando è bello! […] Ogni prato è invaso, ogni poggio coperto, ogni rupe è presa d’assalto. A brigate, a brigatelle, a crocchi, a tondo, a vanvera come vien viene, giù tutti seduti attorno ai famosi canestri, riposto con cura da un lato il fiasco sulle molle, e assicuratolo così che non faccia un capitombolo, il resto ai denti. In tanto un’onda di gente che va e che viene da tutte le parti. La marea si gonfia; la tempesta si ingrassa. Al massimo confluente che viene da Lecco, s’aggiunge l’altro che viene da Galbiate e ci porta la gente della Brianza….”.

Perché questa grandiosa opera non è stata mai completata e soprattutto perché non è mai stata officiata? Che cosa spinse un notaio galbiatese a destinare, tramite testamento, la metà della rendita dei suoi beni per la costruzione di un edificio sacro così imponente in una località così remota ed angusta, difficilmente destinata a divenire un centro di spiritualità?

Certo è che la posizione elevata del territorio di San Michele, di dominanza sulle sponde del lago di Lecco, ricorda la collocazione della Sacra di San Michele che veglia dall’alto sulla sottostante Valle di Susa, così come lo sviluppo in altezza è caratteristico di entrambi gli edifici. Anche la frequentazione-fondazione longobarda è un elemento che accomuna questi insoliti edifici sacri. Per quanto riguarda le caratteristiche geomagnetiche del luogo, abbiamo ancora una volta riscontrato un incremento del geomagnetismo in un luogo dedicato a San Michele Arcangelo, con un campo medio pari a 60 μT in prossimità delle mura perimetrali dell’edificio. Il valore stimato dalla NOAA (National Oceanic and Atmospherical Administration) per i gradi di latitudine e longitudine del sito è di circa 47 μT. Non è stato possibile rilevare il dato all’interno dell’edificio in quanto inaccessibile.

Bibliografia

  1. Il Santuario di San Michele – Parco del Monte Lambro, http://www.regione.lombardia.it
  2. National Oceanic and Atmospherical Administration, http://www.noaa.org
Annunci

Chiesa di San Michele a Ome

Nella Franciacorta, sul territorio del comune di Ome, poste sul crinale della collina chiamata “costa di San Michele” sorgono l’omonima chiesa ed i resti di un antico castello. Da questa dorsale si gode di un ampia visuale sulle due valli dette del Nas e del Fus, che sono attraversate rispettivamente dai torrenti Martignano e Gandovere. L’esatta data d’origine del sito non è nota, anche se i rilevamenti archeologici ipotizzano la presenza di un insediamento nei secoli VII-VIII. Il primo documento storico riguardante il territorio del comune di Ome risale al 1090 e riferisce della vendita al Cenobio Benedettino di Rodengo di un terreno collocato in Fundo Rodingo.

L’attuale aspetto della chiesa risale al XV secolo. Sono tuttavia conservate le riconoscibili testimonianze di un’originale cappella ad aula unica orienta in direzione est-ovest come si osservava classicamente nelle chiese di fondazione romanica o precedenti.

In Franciacorta sono presenti due ulteriori edifici sacri dedicati a San Michele che presentano caratteristiche in comune con quella di Ome: la Chiesa di San Michele posta sul Monte Orfano di Rovato ed i ruderi dell’Oratorio di San Michele posto sul versante del Monte Alto che si affaccia sull’abitato di Colombaro di Corte Franca. Gli edifici sono considerati risalenti all’età longobarda e sono costruiti in alto su una collina o sulle pendici di un monte. In entrambi i casi sono collocati lontano dai centri abitati e sono collegati ad una vicina struttura fortificata di età medioevale.

La conferma dell’originale orientamento dell’asse della chiesa lungo la direttrice est-ovest si è avuta dall’esecuzione di alcuni scavi archeologici eseguiti sul lato orientale dell’edificio sacro. Da questo lato dell’edificio è stata infatti rinvenuta, ad una profondità di circa 15 cm, la struttura muraria ad andamento semicircolare dell’abside della chiesa romanica con una muratura dello spessore di 75 cm conservata solo a livello di fondazione e collocata al di sotto di circa 40 cm dall’altezza della pavimentazione dell’interno della chiesa. Ciò dimostra l’esistenza di un edificio preesistente le cui fondamenta si sono dimostrate essere poste direttamente sullo strato roccioso della collina. Da questo rilevamento è inoltre emerso che un insediamento umano era già presente sul territorio ancora prima della costruzione dell’edificio sacro. Ulteriore elemento particolare che è emerso dagli scavi è stato il rinvenimento di una tomba realizzata con lastre di pietra addossata direttamente alla roccia e ai primi corsi di pietra della fondazione che accoglieva le spoglie di un bambino. Tale tomba è risulta verosimilmente contemporanea alla fondazione dell’edificio stesso.

L’interno della chiesa doveva essere riccamente affrescato. Oggi rimangono solo alcune opere che sono in grado comunque di farci capire la tipologia iconografica delle pitture un tempo presenti. Tra queste ritroviamo la nota raffigurazione di San Michele localizzata sia sulla parete sud che est dell’edificio, entrambe raffiguranti il santo vestito di un’armatura che regge la bilancia sui cui piatti sono poste le anime dei defunti che devono essere giudicate nel noto rito della “pesatura delle anime” o psicostasia.

Sulle pareti interne dell’edificio sono inoltre presenti alcuni curiosi disegni a carboncino che riproducono delle navi, in particolare della galere, imbarcazioni con un albero maestro e numerosi remi che venivano utilizzate dai veneziani. Queste rappresentazioni sono state datate intorno al XVI secolo e si presume costituiscano ex-voto di marinari.

Numerosi sono gli esempi di chiese dedicate a San Michele in Italia, come la famosa Sacra di San Michele in Val di Susa e all’estero, l’altrettanto ben noto Santuario di Mont Saint Michel sulla costa settentrionale della Francia. Questi luoghi hanno una evidente caratteristica che li accomuna: la verticalità. Questi edifici sono posti infatti in posizioni elevate caratterizzate da una visuale incredibilmente panoramica sul territorio circostante.

Un elemento peculiare che abbiamo rilevato presso la Chiesa di San Michele a Ome e che ci proponiamo di verificare negli altri edifici sacri dedicati al santo, è l’elevato campo magnetico terrestre che si registra nei pressi dell’edificio. Abbiamo infatti registrato un campo medio pari a circa 80 μT. Il valore del campo magnetico terrestre varia in intensità da circa 20 μT all’equatore a 70 μT ai poli. Ovviamente non siamo in grado di affermare, allo stato attuale delle cose, che vi sia un preciso legame tra le particolari caratteristiche geomagnetiche di questo sito e la scelta di edificarvi un edificio di culto dedicato a San Michele, certo risulta un rilievo peculiare, degno di nota e di futura verifica.

Bibiografia:

  1. La Terra di Ome in Età Medievale, Gabriele Archetti – Angelo Valsecchi, Brescia 2003
  2. Il Campo Magnetico Terrestre, http://www.openfisica.com

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: