Adolescente canadese scopre una città Maya usando le costellazioni. La NASA lo premia! | Segni dal Cielo – Portale web di UFO News, Cerchi nel grano, Interazioni tra Umani e extaterrestri, Convegni e Seminari

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Maya: la madre del Salvatore del Mondo

 

 

 

imagesNella più antica versione relativa al mito della nascita del Buddha la giovane madre Maya, dopo aver portato in grembo per dieci mesi lunari esatti il “Salvatore del mondo”, desiderò partorire a casa della propria madre. Lungo il tragitto, che compì trasportata su una portantina d’oro, erano stati disposti per onorarla bandiere, striscioni e alberi fioriti. Il corteo giunse a un certo punto in un bellissimo giardino di shoree, delle piante molto diffuse in India, in quel momento in piena fioritura. Affascinata da tanta bellezza, Maya volle trattenersi un poco in quel luogo incantevole; scese dunque dalla portantina e, assieme al suo seguito, avanzò nel boschetto. Improvvisamente, ai piedi di un grandissimo albero di shorrea, fu assalita dalle doglie. Tese la mano in alto per aggrapparsi a qualcosa e l’albero fece protendere verso di lei un grande ramo fiorito come un giunco flessibile, cui Maya si aggrappò. In piedi, reggendosi al ramo, Maya partorì il Buddha dal suo fianco destro. Quattro divinità “dalla mente pura” scesero istantaneamente dal cielo e raccolsero in una rete d’oro il neonato, che deposero ai piedi della madre pronunciando queste parole:”Rallegrati, o regina! Hai partorito un grande figlio!” Intanto, dai cieli, scaturirono due ruscelli d’acqua, che rinfrescarono la madre e il bambino. Subito dopo quest’ultimo si alzò in piedi, si volse verso est, fece sette passi, alzò la mano destra a indicare il cielo e abbassò la sinistra verso la terra facendo risuonare il grido di tutti i Buddha:”Mondi superni, mondi inferi! Io sono il centro di tutti i mondi!”

Bibliografia:

– Miti del Mondo. Gli Dei e gli Eroi delle grandi civiltà del passato, Angela Cerinotti, Giunti 2006

Antichi astronomi

Diogene Laerzio nel III secolo d.C. disse che gli antichi astronomi egizi avevano registrato 373 eclissi solari e 832 eclissi lunari. Considerata la posizione dell’Egitto e la periodicità delle eclissi in una regione dove c’erano molti “templi” delle stelle, a quegli astronomi sarebbero stati necessari 10.000 anni per testimoniare quel numero di eclissi.

Allo stesso modo i Maya, dall’altra parte del mondo, registrarono migliaia di eclissi. I geroglifici del famoso Codice di Dresda descrivono 77 eclissi verificatesi in un periodo di 33 anni esattamente dal 755 d.C. al 788 d.C.  Le ricostruzioni computerizzate delle antiche orbite lunari hanno confermato che in questo periodo sono in effeti avvenute 77 eclissi, ma non ebbero luogo sulla linea di osservatori astronomici distrubuiti in Sud America e Mesoamerica. Esse avvennero su tutta la Terra. Ciò significa che l’osservazione di quelle eclissi richiedeva una serie d’informazioni provenienti da diversi punti distribuiti sul globo. In poche parole i Maya necessitavano di una rete mondiale d’informazioni per raggiungere una tale precisione nel definire questi eventi planetari e che queste informazioni dovevano essere trasmesse in maniera comprensibile dai diversi centri di raccota. Tutto ciò non poteva avvenire in popolazioni fatte da nomadi o da marinai fuori rotta. Ma poteva solo avvenire in un popolo fatto di navigatori ed astronomi che lavoravano con un solo sistema matematico , riportando le loro osservazioni in maniera regolare e meticolosa ad un unico centro di elaborazione dei dati, un’antica università astronomica mondiale.

Bibliografia:

Le Strade di Atlantide, I. Zapp, G. Erikson, Piemme

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