la leggenda delle Anguane – L’incantevole Val Pusteria

Le anguane, sono chiamate anche acquane, langane, ecc. comunque siano chiamate queste creature esse sono “donne delle acque”, legate cioè alle sorgenti d’acqua (e di laghi e laghetti nelle Dolomiti Bellunesi ce ne sono circa un centinaio). Si narra che esse furono probabilmente le ultime donne celtiche, che per fuggire la dominazione romana, si rifugiarono nelle grotte vicino ai laghi e torrenti, (esse sono chiamate anche “angane”, il loro nome celtico).
https://www.google.it/amp/s/mickycompany.wordpress.com/2007/10/23/la-leggenda-delle-anguane/amp/

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Il primo utilizzo del numero “0”

Un nuovo studio dell’Università di Oxford ha scoperto il più antico utilizzo del numero “0” al mondo. Il numero appare centinaia di volte in un antico testo indiano noto come il manoscritto di Bakhshali. Il manoscritto consiste di 70 fogli di corteccia di betulla, pieni di testi in sanscrito e di matematica. In precedenza era […]

via Il primo utilizzo del numero “0” scoperto sul manoscritto di Bakhshali — Il Fatto Storico

Scoperto un tunnel pre-azteco sotto la Piramide della Luna — Il Fatto Storico

Sotto la grande e maestosa Piramide della Luna, nell’antica città di Teotihuacán (oggi a 40 km da Città del Messico), gli archeologi hanno scoperto un tunnel segreto costruito verso il 100 a.C. dalla civiltà pre-azteca che qui abitava. La Piramide della Luna è il secondo edificio più grande del sito dopo la Piramide del Sole […]

via Scoperto un tunnel pre-azteco sotto la Piramide della Luna — Il Fatto Storico

Le 9 scoperte archeologiche più grandi del 2016 — Il Fatto Storico

Quest’anno gli archeologi hanno portato alla luce dei tesori che hanno rivelato non solo strane pratiche (come la costruzione di una piramide dentro una piramide dentro una piramide), ma anche i segreti di alcuni dei manufatti più noti. Dai Rotoli del Mar Morto alla più giovane mummia mai trovata in Egitto, da un complesso megalitico […]

via Le 9 scoperte archeologiche più grandi del 2016 — Il Fatto Storico

La Danza Macabra

La danza macabra è un tema iconografico tardo-medievale nel quale è rappresentata una danza fra uomini e scheletri.
Gli scheletri sono una personificazione della morte, mentre gli uomini sono solitamente abbigliati in modo da rappresentare le diverse categorie della società dell’epoca, dai personaggi più umili, come contadini e artigiani, ai più potenti, come l’imperatore, il papa, principi e prelati.

Il soggetto ha la funzione di memento mori (“ricordati che devi morire”) e, rispetto ai soggetti apocalittici più diffusi nell’alto medioevo, come le rappresentazioni del giudizio universale, esprime una visione più individualistica della morte e talvolta anche una certa ironia nei confronti delle gerarchie sociali dell’epoca. È importante notare che con il tempo la figura della Morte come agente della volontà divina scompaia, lasciando iconograficamente soltanto i cadaveri, simboli del conturbante richiamo dell’aldilà, laicizzando l’ideale della morte stessa.

La diffusione del tema, assieme ad un certo compiacimento nella rappresentazione di scheletri e di morti, è stata messa in relazione con la grande peste del 1348, che infuriò in tutta Europa e che rese la morte un fenomeno familiare nei vari paesi europei. Alberto Tenenti sottolinea come il “senso di pietà” per la propria sorte e l’ironia tragica, tipica di questi componimenti, siano stati passaggi fondamentali per liberare l’uomo dall’ideale cristiano della morte.

I dipinti dedicati a questo tema sono visitabili in varie località d’Europa: Italia, Croazia (Cristoglie, Vermo), Francia, Germania, Svizzera, Estonia ecc.

Una delle più antiche raffigurazioni conosciute della “Danza macabra” è senza dubbio quella che venne realizzata, a Parigi, lungo una delle mura del vecchio Cimitero degli Innocenti, nel 1424. Da qui il nome venne consacrato con il suo termine latino Chorea macabæorum. Questo murale andò distrutto nel 1669, ma venne subito copiato su mura di altri cimiteri europei, come quello vicino la Cattedrale di Saint Paul, a Londra.

Danza Macabra
Danza Macabra – Oratorio dei Disciplini di Clusone

L’oratorio dei disciplini di Clusone oltre a mostrare un esempio di danza macabra, espone sulla sua facciata esterna rivolta verso la Basilica di Santa Maria Assunta, altre due raffigurazioni macabre: Il Trionfo della Morte e L’incontro tra i tre vivi e i tre morti.

Basilica di Santa Maria Assunta
Basilica di Santa Maria Assunta – Facciata

 

Basilica di Santa Maria Assunta clusone
Basilica di Santa Maria Assunta – Portico

L’oratorio dei disciplini di Clusone, in val Seriana in provincia di Bergamo, è un edificio di origine medievale voluto dalla confraternita dei disciplini come sede del proprio ordine. L’edificio, dalla struttura semplice, possiede un ciclo di affreschi di grande valore, del 1484- 1485, come riportato dai registri della congregazione, dipinti dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis.

All’esterno, sulla parete di facciata, i dipinti dei macabri si dividono in cinque parti, su vari registri.

Il Trionfo della Morte

In alto centrale, il Trionfo della Morte: la Morte viene raffigurata come una grande regina che sottomette tutti a sé; è rappresentata come uno scheletro trionfante avvolta in un mantello e con una corona sul capo. Essa sventola dei cartigli dove è scritto: Gionto (e sonto) per nome chiamata morte/ferisco a chi tocherà la sorte;/ no è homo chosì forte/che da mi no po’ a schanmoare e Gionto la morte piena de equaleza/sole voi ve volio e non vostra richeza/ e digna sonto da portar corona/perché signorezi ognia persona. Il cartiglio trattenuto dalla morte, prosegue con altre due scritte: Ognia omo more e questo mondo lassa/chi ofende a Dio amaramente pasa 1485 e Chi è fundato in la iustitia e (bene)/ e lo alto Dio non discha(ro tiene)/la morte a lui non ne vi(en con dolore)/ poy che in vita (lo mena assai meliore). L’eloquenza di questi versi non salva nessuno; la morte nella sua veste di regina non accetta doni, non ne è interessata, la sola ricchezza che conosce è la vita delle persone. Non salva nessuno, sceglie in modo accidentale, la sorte decide chi colpire, ma non pone a tutti i medesimi dolori, tutto è dipeso dall’onesta della vita di ognuno. Detti cartigli contengono parte di una lauda cantata dai confraternita dei Disciplini nei loro incontri, il pensiero della meditatio mortis aveva fortemente caratterizzato il XV secolo, periodo di grandi cambiamenti.

Sotto i cartigli, sono raffigurati i potenti della terra: un doge, un vescovo, e un cavaliere, un re interpella un ebreo per capire come corrompere la morte. Tutti la implorano offrendole ricchezza, offrendole un regno, ma nulla può sovvertire, o ritardare, nella sua giustizia che non fa differenze, l’unica cosa vera e certa della vita, se non la sua morte. Ai piedi della morte, in un sepolcro di marmo, giacciono i corpi del Papa e dell’Imperatore, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa. Questo sta a simboleggiare la sua potenza, che non risparmia nessuno.

La raffigurazione del doge conferma il dominio della Serenissima e viene identificato in Mocenigo, il doge morto di peste, mentre il Papa in Sisto IV morto l’anno precedente; anche gli altri personaggi vengono identificati in Filiberto duca di Savoia, il conte Pietro dal Verme, e Costanzo Sforza duca di Pesaro. La grande Regina, in ogni caso, colpisce in modo spietato, aiutata da altri scheletri. Questi aiutanti che stanno al suo fianco hanno il compito di uccidere. Quello che si trova a destra della Morte tiene in mano una specie di archibugio e colpisce senza pietà un gruppo di persone imploranti posizionate sopra il cartiglio che dice che la morte colpisce in modo doloroso soltanto chi offende Dio mentre porta ad una vita migliore chi pratica la giustizia, mentre alla sua sinistra uno scheletro colpisce con tre dardi come le tre frecce che la tradizione greco-romana assegna a Saturno, il dio che governava il passato, il presente ed il futuro.

L’Incontro dei tre vivi e dei tre morti.

A sinistra, nello stesso registro, inserito nella rappresentazione del Trionfo della Morte, l’Incontro dei tre vivi e dei tre morti. Rappresenta tre cavalieri che in diversi atteggiamenti hanno incontrato, durante una partita di caccia col falcone, la morte.

È la freccia lanciata dallo scheletro posizionato sul trionfo della morte a colpire il cacciatore, mentre nascosti nel verde di un bosco alcune persone guardano e commentano quanto accade nella scena.

La danza macabra.

Nel registro mediano la danza macabra, con una scritta che divide i due livelli: O ti che serve a Dio del bon core non havire pagura a questo ballo venire ma allegramente vene e non temire poj chi nasce elli convene morire. Un ritmo di personaggi che da sinistra a destra attraversano la scena, raffigurando un valore egalitario della morte. Ogni individuo in vita, ha un’espressione impaurita, disperata, incontra il proprio cadavere che sorridendo confonde la sua paura. Personaggi, di rango inferiore dal registro precedente, che non hanno doni da offrire, ma che hanno la medesima apprensione, ma che vengono accompagnati, rappresentando la giustizia che è della morte, che se non può cambiare le situazioni sociali su questa terra accompagna tutti in modo equanime nella morte.

Partendo da sinistra il primo personaggio che si incontra è una figura femminile con in mano uno specchio che riflette l’androne affollato di scheletri alle sue spalle; riprende la raffigurazione presente in Basilea, dove la medesima porta una scritta che tradotta dice: ‘’i miei tratti mostrano la vita e lo specchio riflette la morte’’

Il secondo personaggio è un disciplino celato dal cappuccio, in mano tiene il flagello con il quale si frusta la spalla destra, egli rappresenta la committenza dell’affresco, il solo raffigurato fra due scheletri.

Il terzo personaggio è un contadino, figura presente in tante altre raffigurazioni; egli indossa una calzabraca consumata e buca sulle ginocchia. Porta un pastone sulla spalla a cui è appesa una sacca.

Il quarto è un oste, e proprio il recipiente che tiene in mano tipico del XVI secolo lo rende riconoscibile.

Un funzionario di giustizia è il quinto personaggio, un podestà con funzioni giudiziarie, questo era infatti l’incarico della Serenissima dal 1427; in mano regge il bastone del comando e indossa in paio di stivali in cuoio di foggia tedesca.

Il sesto è il solo che volge lo sguardo verso l’esterno dell’affresco, ed è ben tenuto dallo scheletro. Ben vestito con la mano destra infilata in una borsa legata alla vita, questo lo identifica come mercante o usuraio, personaggio raffigurato nella maggior parte delle danze macabre.

Il settimo personaggio è un giovane che tiene tra i capelli biondi un pennino, in mano tiene un cartiglio; viene identificato come uno studente o un giovane letterato.

Dell’ottavo e ultimo personaggio ben vestito è difficile identificarne la professione non essendo rimasta traccia di un attributo che lo renda riconoscibile.

Tutti questi personaggi hanno un forte legame con le danze macabri tedesche e francesi. A Basilea dove è presente una grande raffigurazione era presente il vescovo bergamasco Francesco Aregazzi amico di San Bernardino molto vicino ai disciplini committenti dell’affresco di Clusone.

Il Giudizio universale

Nel registro inferiore ora molto danneggiato, si trova l’ultima rappresentazione dei novissimi. Nella parte sinistra una bocca spalancata di Lucifero accoglie le anime, raffigurate nei corpi femminili nudi, facendole bruciare nel fuoco, questo a rappresentare l’inferno. Mentre sulla parte destra un gruppo di disciplini oranti, incappucciati ed inginocchiati versato in atto di preghiera ad indicare proprio questa come unica via verso il paradiso. Doveva essere questa l’indicazione della via da seguire, i due opposti, i Vizi e le Virtù.

 

Biblografia

  • Guseppe Vallardi, IV p. 8, in Trionfo e Danza della Morte, o Danza Macabra a Clusone, Bergamo anno=1859.
  • Astorre Pellegrini, Nuove illustrazioni sull’affresco del Trionfo e Danza della morte di Clusone, 1978.
  • Domenico Giudici, Il Trionfo della Morte e la Danza Macabra: grandi affreschi dipinti in Clusone nel 1485, Clusone, 1903.
  • Tullia Franzi , Luigi Angelini, La Danza Macabra di Clusone, Firenze, 1950.
  • Ardesio Frugoni, I temi della morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone, 69 Tip del Senato, Roma, Bollettino Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, 1957.
  • Guido Bonandrini a cura del Turismo pro Clusone e Biblioteca civica centro culturale, Il trionfo della Morte e la Danza Macabra:Clusone 1485-1985, Ferrari Editrice, 1985.
  • anno 1994-1997, Il Trionfo della Morte e le Danze Macabre. Atti del VI Convegno Internazionale, Clusone.
  • anno 1998, Ognia omo more. Immagini macabre nella cultura bergamasca dal XV al XX secolo= autore= Antonio Previtali, Mino Scandella, Matteo Rabaglio, Giosuè Bonetti prefazione Franco Cardini, Ferrari editrice.
  • Giuseppe Bonetti e Matteo Rabaglio, Danze macabre e riti funebri degli altri, Milano (Castello Sforzesco, Sala della Balla)anno= 1999, Atti della giornata di studi.
  • Alberto Tenenti, Humana Fragilitas. I temi della morte in Europa tra Duecento e Settecento, Clusone, Circolo Culturale Baradello- Ferrari editrice, 2000.
  • La signora del mondo. Atti del convegno internazionale di studi sulla Danza macabra e il Trionfo della morte, Clusone, 2003.
  • Mauro Zanchi, Il theatrum Mortis nel nome della vita eterna, Ferrari Editrice

 

 

 

La leggenda del serpente piumato

 

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Quetzalcoatl, il dio serpente, signore della creazione, del sapere e del vento, era il re della città degli dèi. Era totalmente puro, innocente e buono. Nessun compito era troppo umile per lui. Spazzava persino i sentieri degli dèi della pioggia, così che essi potessero venire a portare acqua alla terra.

L’astuto fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà. Così decise, con alcuni amici, di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri. “ Gli daremo un volto ed un corpo umani !” sogghignò. Mostrarono a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso. Appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali che affliggono il genere umano. Allora Quetzalcoatl gridò inorridito “ Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ” Il dio chiamò a sè Xolotl, il coyote. Questi era legato a Quetzalcoatl come fosse la sua stessa ombra, gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche prese dall’uccello quetzal. Gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca e una barba di piume blu e rosse. Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.

Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato. Ma Tezcatlipoca aveva pensato a uno scherzo da fare al fratello. Gli diede del vino, dicendo che era una pozione per curare la sua malattia. Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto alcolici, si ubriacò. Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl. Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto. “ Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di morire. Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni. Infine si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla. Detto questo il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi. Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia. Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal.

Quando morì Quetzalcoatl il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì. Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita. Le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi. Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti. Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, e insegnò agli uomini a coltivarlo. Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici. Ma soprattutto insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni. Alla fine giunse il giorno in cui il serpente piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli. Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere. Per questo il dio è chiamato Signore dell’Alba. Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, ma un giorno tornerà……..

Occultismo al CERN?

E` recentemente emerso online un video di una strana cerimonia avvenuta al CERN, dove, degli individui incappucciati, si sono riuniti attorno alla statua di Shiva e hanno messo in scena il rituale dell’”accoltellamento” di una donna vestita di bianco. Il video, girato da un edificio vicino, mostra alcuni individui vestiti con cappucci neri, mentre camminano nella piazza principale […]

via CERN: La cerimonia occulta — Neovitruvian’s Blog

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